Abolizionismo: ecco cosa significa questo termine

by Tobias

Storicamente, l’abolizionismo si riferisce alla schiavitù e alla sua abolizione, ma ancora oggi critica il potere statale e le sue strutture ingiuste.

Abolizionismo: molto più che l’abolizione della schiavitù

Quando già nel XVIII secolo gli abolizionisti si impegnarono per la messa al bando della schiavitù, iniziò una rivoluzione nelle colonie allora esistenti in tutto il mondo di grandi potenze come la Gran Bretagna o gli Stati Uniti d’America. Dall’altra parte, invece, si sviluppò una narrativa razzista ancora più forte sull’inferiorità degli africani e delle africane dalla pelle scura.

  • Ma sebbene molte personalità religiose e illuministe esprimessero compassione nei confronti degli schiavi e rifiuto del sistema, solo il movimento abolizionista portò con sé una resistenza mirata e ben organizzata contro la schiavitù.
  • Non si trattava solo di smantellare la tratta degli schiavi e l’intero modello economico disumano nel contesto del capitalismo, ma anche di consentire agli schiavi e alle schiave riscattati di ricominciare una vita autodeterminata.
  • Abolizionismo significa quindi, tradotto dal latino, abolizione o soppressione – in questo caso riferito soprattutto alla schiavitù e alla tratta degli schiavi.
  • Anche oggi il termine sta ancora a significare contrastare le pratiche razziste. Il movimento “Black Lives Matter”, ad esempio, illustra molto bene di cosa si tratti esattamente nelle rivendicazioni abolizioniste. Qui viene criticata anche la violenza della polizia, che è al centro del significato odierno del termine abolizionismo.

    Cosa significa oggi abolizionismo

    Mentre alla fine del XIX secolo il termine abolizionismo veniva utilizzato anche per indicare l’abolizione della forte regolamentazione della prostituzione ad esempio in Inghilterra e successivamente anche in Germania, dagli anni ’70 in poi il termine ha assunto un significato molto più ampio.

    • Infatti, nel campo della politica criminale, i sostenitori dell’abolizionismo chiedono l’abolizione delle istituzioni di potere statali come la polizia o anche delle pene detentive.
    • Prevale quindi la critica nei confronti delle istituzioni punitive – e quindi anche delle carceri – che, proprio nel contesto delle incarcerazioni di massa negli Stati Uniti, dovrebbero essere in parte equiparate alla schiavitù, soprattutto perché anche lì il razzismo permea ancora oggi le strutture.
      Una semplice ristrutturazione non sarebbe quindi pensabile, ma, secondo gli abolizionisti, solo una completa abolizione del sistema e l’introduzione di nuovi modi di pensare per individuare la causa di un reato e risocializzare l’autore o l’autrice in modo diverso dall’isolamento.

    • Nelle loro teorie, gli abolizionisti attribuiscono quindi la responsabilità dell’esistenza di una società giusta alla società civile o alle cosiddette comunità che aiutano vittime e autori di reati. Il potere statale dovrebbe invece rimanere fuori, cosa che i critici del movimento abolizionista liquidano come irrealistica e inattuabile.
    • L’abolizionismo oggi affronta molti punti deboli della nostra società, dallo sfruttamento capitalistico all’oppressione patriarcale e razzista a livello istituzionale, fino alla violenza di frontiera e di polizia. Anche gli approcci dell’anarchismo, del comunismo e del socialismo confluiscono nelle idee dell’abolizionismo, ma non sono necessariamente sinonimi del concetto abolizionista.

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